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LA MEDICINA OLISTICA
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiaramente espresso
cosa deve intendersi per stato di salute: “La salute è uno
stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente
l’assenza di malattia o di infermità”.
Una tale definizione di salute, che può sembrare molto idealistica,
trova una perfetta similitudine in quelli che sono i concetti propri
delle Medicine Orientali (Ayurveda, Medicina Tibetana, Medicina Tradizionale
Cinese): la salute è considerata una condizione di equilibrio
che permette al soggetto, a qualsiasi soggetto senziente, l’espressione
delle proprie potenzialità.
Un cavallo sano, cioè che gode di questa condizione di equilibrio
e benessere, esprime tutte le potenzialità del suo essere cavallo,
cioè esprime tutto se stesso, mette in atto tutte le capacità che
sono intrinseche alla sua natura di cavallo.
Così facendo, qualsiasi essere riesce a realizzare la vera longevità,
che non è solo il riuscire a vivere il maggior numero di anni
possibili, pure auspicabile, ma significa in primis vivere pienamente
e realizzare totalmente se stessi.
Di contro, la condizione di malattia non è mai un evento accidentale
o fortuito, ma è espressione di uno squilibrio del soggetto con
il proprio sé, con la propria natura originaria, e di uno squilibrio
con l’ambiente esterno (tipo di allenamento, allevamento, alimentazione
a cui è sottoposto, rapporto con il proprietario, area geografica
di residenza, clima, etc).
La malattia coinvolge sempre tutto il soggetto, ed anche quando
si esprime con una patologia locale o circoscritta, a soffrire è tutto l’animale,
il suo fisico, il suo piano psico–comportamentale.
L’evento della guarigione, il ripristino dell’equilibrio
di benessere, è una risposta coordinata di tutto l’organismo
all’elemento stressante che ha causato la patologia: psiche, sistema
nervoso, sistema endocrino, sistema immunitario interagiscono tra loro
ed intervengono di concerto nel ristabilire la condizione di salute.
In questi movimenti si inserisce la figura e l’opera del medico che, secondo le tradizioni orientali, ha il solo compito di stimolare
le capacità di auto – guarigione che sono proprie di ciascun
essere, di indirizzare il paziente verso il ripristino della condizione
di equilibrio, intervenendo appena il necessario ed al momento opportuno.
L’opera del medico è già specificata nella etimologia
sanscrita del termine (isanyati): scaldare, addolcire, rianimare, rasserenare,
rallegrare, calmare, confortare, sollevare; tradizionalmente, soprattutto
nella medicina sciamanica, tutte queste capacità sono di pertinenza
della donna, sono prerogativa femminile legata probabilmente all’istinto
di maternità.
Non esistendo realmente alcuna malattia, ma solo il soggetto malato,
il medico non deve curare nulla, ma supportare lo stesso nel percorso
di auto–guarigione.
L’altra importante azione del medico è la prevenzione: egli
trova nelle modalità diagnostiche proprie delle Medicine Orientali
i necessari strumenti per individuare lo squilibrio sul suo nascere,
tanto da permettergli interventi tempestivi (a volte solo impostando
un diverso piano alimentare, o modificando il tipo di allenamento, o
consigliando della ginnastica funzionale) per correggere la tendenza
patologica.
Il medico partendo dalla condizione di benessere, che è propria
dello stato di salute, deve cercare di estendere nel tempo la stessa,
prolungandola ad oltranza.
La funzione del medico è perciò quella di portare il soggetto
a… morire sano, secondo quanto sosteneva Ben Eihcosnon, rabbino
e grande medico: “visto che proprio non possiamo evitare di
morire, procuriamoci almeno di morire sani”.
Questi concetti, a prima vista, ci sembrano estranei, anacronistici,
in realtà rappresentano il modello della medicina olistica,
quella medicina che, sia in fase di diagnosi, sia in fase di terapia,
guarda
al soggetto in tutta la sua interezza e complessità, lo considera
un tutto, un unico insieme, un unico complesso ‘mente–corpo’,
un microcosmo.
Tale microcosmo è perfettamente integrato nel macrocosmo in cui
vive, di cui è parte attiva ed essenziale, componente di quel
cosmo che è un’unica realtà indivisibile, una grande
rete dinamica di configurazioni energetiche, un’unica entità viva
(Lovelock).
La chiave di lettura di questa realtà è rappresentata dall’analogia:
proporzione matematica, corrispondenza, equivalenza tra micro- e macrocosmo,
tra energia e materia (l’einsteiniana E = m c²), tra psiche
e soma.
L’analogia permette di comprendere la bipolarità di tutti
i fenomeni, anche quelli clinici, che stanno alla base del fenomeno vita
nella quale contraria sunt complementa (Bohr), e la cui valutazione impone
un’interazione tra due sistemi viventi, quello osservatore e quello
osservato, tra i quali avviene uno scambio di informazioni affatto peculiare
ed indeterminato (Heisenberg).
La vita si svolge allora in un continuum quadridimensionale di spazio – tempo,
regolata da meccanismi a feed back (Bogdanov) che inducono un decremento
dell’entropia in forza di una coerenza interna al fenomeno stesso
(Prigogine), ed in cui domina un particolare Fleissgleischgewicht (‘equilibrio
che fluisce’; von Bertalanffy) che culmina nell’autopoiesi:
il cosmo auto - produce continuamente se stesso organizzandosi intorno
ad un principio interno da cui procede necessariamente (Chew).
Le Medicine Orientali, seppure talvolta con una terminologia eccentrica
o originale, hanno sempre avuto la loro spiegazione ‘naturale’ in
un’interpretazione biofisica, che oggi è supportata dalle
conoscenze che ci derivano dalla fisica moderna (Relatività, Quantistica,
Geometria Frattale) e dalla biologia dei sistemi.
Alla luce di quanto detto appaiono evidenti i contrasti con la moderna
medicina allopatica, la cui interpretazione biochimica ne ha limitato
il campo d’azione ad uno studio analitico – meccanicistico
in cui è prevalso l’approccio frammentario al corpo del
soggetto, con scarso o nullo interesse per la sua interezza di essere,
per il suo aspetto psico–comportamentale e per i fattori ambientali.
L’assenza totale di prevenzione, che non si assolve solo con la
pratica della vaccinazione, contribuisce allo sviluppo di squilibri patologici
che si radicano nel tempo, e che poi vengono trattati con accanimento
verso il singolo sintomo, sino a sopprimerlo, inducendo però un
peggioramento generale nel soggetto malato: viene letteralmente a mancare
il tempo per una visita approfondita, olistica, omnicomprensiva di tutti
gli aspetti del singolo paziente, e compare l’improprio uso dei
mezzi diagnostici strumentali che nella loro precisione radicano la convinzione
che il singolo sintomo sia la malattia e che il malessere sia limitato
alla sola area di localizzazione dello stesso.
Dei farmaci si conoscono solo le loro proprietà biochimiche, la
loro cinetica, pure essenziali, ma mancano completamente i dati riguardanti
le loro proprietà energetiche; al contrario nelle Medicine Orientali
spesso si fa riferimento a tali proprietà come a qualità termiche
(sostanze fredde, fresche, tiepide, calde) o come a direzionalità (ascendente,
discendente, esteriorizzante, interiorizzante).
Spesso sono proprio queste proprietà energetiche intrinseche a
determinare quegli effetti indesiderati o collaterali dei farmaci somministrati,
o quegli aggravamenti che subentrano nel soggetto anche a sintomo scomparso.
La stessa figura del medico, costretto tra gli interessi economici dell’industria
del farmaco e gli interessi di potere delle istituzioni sanitarie, ha
perso quella funzione originaria per assumere quella di ‘tecnico’,
confuso ed incapace nel valutare il sistema vivente che gli si presenta
sotto la forma di paziente.
L’evoluzione della medicina moderna e del veterinario è innanzitutto
un’evoluzione di pensiero, un riconsiderare i concetti di salute,
malattia, guarigione, alla luce delle moderne teorie scientifiche e con
l’apporto delle strutture filosofiche che stanno alla base delle
Medicine Orientali, che rappresentano un patrimonio imponente di conoscenza
in quanto: “i sistemi viventi sono sistemi cognitivi, ed il
vivere in quanto processo è un processo di cognizione” (Maturana
/ Varela).
F. Longo: “La
Medicina Olistica”; Professione Veterinaria
n. 39 – Novembre 2005 (pag. 7) Cremona. www.anmvi.it
Relazione
tenuta nell’ambito del ciclo di conferenze: “Le Ragioni
del Corpo”, organizzato dall’Associazione ‘Piedi Scalzi – Sei
Sadurano’ e dalla
Facoltà di Medicina Veterinaria della
Università di Bologna.
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