|
MEDICINE NON CONVENZIONALI AD UN PUNTO DI SVOLTA?
F. Pancini:
Nel documento approvato dalla FENOMCeO sostenuto anche dalla FIAMO,
dalla
SIAV e dalla SIMVeNCo, i punti qualificanti sono dati dal
riconoscimento che l’esercizio delle MNC sia definito “atto
medico” a tutti gli effetti e che tali pratiche siano esercitabili
esclusivamente da un medico veterinario iscritto all’albo professionale.
Sotto il profilo giuridico – istituzionale a che punto siamo
in proposito?
F. Longo: Sia la
Proposta Normativa per l’Agopuntura Veterinaria (redatta da S.I.A.V. in data 10 Agosto 1999), sia le Linee
Guida in Agopuntura Veterinaria (redatte da S.I.A.V. in data 4 Ottobre 2002), ed anche la
sezione riguardante l’Agopuntura Veterinaria del Documento
di Bologna (redatto da F.I.A.M.O., S.I.A.V., S.I.M.Ve.N.Co., in data 28 Settembre
2002), prendevano spunto dalle dichiarazioni proprie della medicina dell’uomo
e più precisamente:
- La World Health
Organization (W.H.O.), nella sua 101ma seduta del Gennaio 1998, per
tramite dell’Executive Board, ha decretato
che l’Agopuntura è un
efficace rimedio terapeutico ed una procedura clinica di considerevole
valore, specificando, in un elenco, le patologie in cui è sicuramente
auspicabile il suo impiego;
- A conferma di
quanto sopra, nel 2001 la stessa W.H.O. ha redatto un libro dedicato
alle linee guida
da seguire nella prassi applicativa
dell’Agopuntura;
- La Sentenza n.500
della Corte di Cassazione che già nel 1982
dichiarava che l’Agopuntura è ‘atto
medico’ e
come tale presuppone che chi la eserciti sia in possesso di
laurea e di abilitazione professionale;
- Anche il National
Institute of Health e la Food and Drug
Administration hanno ribadito l’efficacia dell’Agopuntura;
- Nella
Risoluzione del Parlamento Europeo del 29 Maggio 1997 e
nella Risoluzione del Consiglio d’Europa n.1206
del 1999 si fa riferimento alle terapie non convenzionali
e si auspica un approccio coordinato nei
vari Stati membri;
- La dichiarazione
della F.N.O.M.Ce.O. riguardante la legittimazione delle MNC;
- Infine
proprio nella scorsa primavera, la Corte di Cassazione ha condannato
un infermiere e massoterapista per aver
esercitato l’Agopuntura
senza essere in possesso di laurea in Medicina e Chirurgia;
la Corte Suprema ha infatti spiegato che: “L’Agopuntura è ormai
materia di insegnamento nelle università, è patrimonio
della medicina convenzionale, inoltre essa si esplica
mediante atti propri della professione medica oltre che
per la scelta terapeutica della malattia,
anche per i suoi intrinseci metodi applicativi che possono
definirsi clinici”.
Nel settore veterinario è da segnalare la Direttiva CEE n.1804
del 1999 che, regolando la normativa sulla zootecnia biologica, prevede
l’applicazione preferenziale delle MNC.
Quindi ragionando per analogia quanto riportato dovrebbe valere anche
per il settore veterinario con le ovvie modifiche.
Di fatto non sembra esserci al momento nulla riguardante l’Agopuntura
Veterinaria, tranne le norme previste dalla proposta di legge dell’Onorevole
Lucchese.
F. Pancini: Agopuntura, fitoterapia, omeopatia,
omotossicologia, medicina antroposofica, medicina tradizionale cinese,
ayurveda, ecc… sono
tra le specialità riconosciute e regolamentatenella bozza del
progetto di legge che vede come primo firmatario l’On. Lucchese.
Puoi spiegare meglio di cosa si tratta e quali tra queste specialità è già utilizzata
in veterinaria e su quali patologie?
F. Longo:
La Proposta di Testo Unificato dell’Onorevole Lucchese è una
sorta di ‘summa’ delle precedenti 14 proposte di legge che
si sono succedute nel tempo, e soprattutto ricalca le linee fondamentali
della proposta dell’Onorevole Galletti.
Questo Testo Unificato ha in sé un elemento di grande instabilità nell’accomunare
pratiche mediche e terapie praticate dagli operatori non laureati.
Di fatto si tratta di due realtà molto differenti che hanno problematiche
peculiari, quindi sarebbe stato meglio scindere i due settori.
Un elemento per tutti fa la differenza: DIAGNOSI! Solo chi è regolarmente
laureato e pratica medicina o medicina veterinaria è in grado
di fare diagnosi e scegliere la più opportuna terapia consequenziale.
Per gli operatori si tratta solo di applicare tecniche terapeutiche.
Altro punto debole del Testo di Lucchese è il grande numero di
commissioni e sottocommissioni che dovrebbero gestire tutta la materia:
sicuramente si poteva snellire questa parte creando un minor numero di
organi di lavoro.
Di fatto in veterinaria
sono più frequentemente applicate: Omeopatia,
Omotossicologia, Agopuntura, Chiropratica, Osteopatia, Fitoterapia, Medicina
Tradizionale Cinese, Medicina Antroposofica.
Quasi nella maggioranza dei casi esse sono applicate da medici veterinari;
gli operatori non laureati si occupano soprattutto di chiropratica ed
osteopatia, e prevalentemente nel settore dell’ippiatria; molto
meno frequenti i non laureati che si occupano di MNC per animali, a differenza
di quanto avviene nella medicina dell’uomo in cui è massiccia
la loro presenza.
In veterinaria si assiste ad un curioso atteggiamento: sono numerosi
i medici veterinari che, pur non avendo una preparazione specifica in
materia, si spacciano per esperti di MNC!
Questi, ricorrendo a banali prontuari di omeopatia o di agopuntura, instaurano
delle terapie assolutamente inadeguate creando problemi al paziente e
gettando discredito su arti mediche validissime!
F. Pancini: Presso il Ministero della Salute, è prevista
l’istituzione
di una “Commissione permanente per le medicine e pratiche non convenzionali”.
Tra i compiti della commissione anche quello di esprimere pareri sulle
materie di insegnamento nei corsi di laurea e sull’accreditamento
di nuove società e organizzazioni. Il gruppo di esperti, inoltre,
dovrebbe provvedere al riconoscimento dei titoli di studio conseguiti
all’estero nonché alle equiparazioni di quelli conseguiti
in Italia. Come si collocherà il settore veterinario in questa
commissione e quali iniziative intende prendere?
F. Longo: La ‘Commissione
Permanente per le MNC’ previste
dal Testo di Lucchese prevede nel suo organico un solo rappresentante
della F.N.O.V.I.: considerando i numeri e le problematiche della nostra
categoria forse sarebbe stato meglio avere due membri, come per i medici
di umana.
E’ auspicabile che questo membro sia però supportato nel
suo lavoro da colleghi veterinari esperti nelle diverse discipline, anche
perché è prevista l’istituzione di singole sottocommissioni
per ogni singola disciplina.
La Commissione infatti dovrà promuovere e coordinare ricerca,
vigilanza, divulgazione, integrazione della MNC, e queste hanno caratteristiche
peculiari differenti dalla medicina dell’uomo, e differenti le
une dalle altre.
Molto delicato è poi il compito di regolamentare il settore della
formazione ‘specialistica’ in MNC, ed anche qui esistono
differenze significative.
In realtà molte Società culturali di MNC si sono date delle
regole e portano avanti programmi di formazione precisi e ben collaudati.
Proprio su questo argomento ci sono ampi capitoli sia nella Proposta
Normativa che nelle Linee Guida per l’Agopuntura Veterinaria, redatte
da S.I.A.V. (vedi www.siav-itvas.org), sia nel Documento di Bologna.
Di fatto questa sezione del Testo Unificato è in linea con quanto
affermato dalle Società di MNC.
Punto fondamentale è il riconoscimento dei titoli di studio (equipollenza)
che dovrebbe essere dato solo a coloro che hanno frequentato corsi di
formazione a carattere specialistico: l’adeguato percorso formativo è la
base di un giusto riconoscimento per quei colleghi che si sono seriamente
impegnati nello studio delle MNC, di garanzia di seria professionalità per
i proprietari che sottopongono i loro animali alle MNC.
Una solida formazione ‘specialistica’ é il requisito
imprescindibile per una corretta applicazione clinica e per realizzare
una concreta “integrazione” delle diverse discipline mediche,
convenzionali e non, che vada a potenziare l’atto medico.
In realtà esistono molte disparitá nei corsi di MNC presenti
oggi in Italia: si va dai tre giorni ai tre anni di corso; spesso i corsi
sono impostati secondo la medicina dell’uomo, ma la pratica veterinaria
ha ben altre esigenze; talvolta si tratta di eventi che fanno affluire
denaro nelle casse degli organizzatori a discapito degli sprovveduti
colleghi!
Altro punto nodale sarà quello dell’ingresso delle MNC in
Università: formazione e ricerca esigono personale qualificato
in queste discipline che attualmente è quasi del tutto inesistente
nelle nostre Facoltà.
F. Pancini: Per quanto riguarda i prodotti farmaceutici
utilizzati nei diversi indirizzi delle MNC la stessa “Commissione
Unica del Farmaco” (CUF) dovrebbe essere integrata al proprio
interno con esperti di MNC. Dovrebbero essere previsti specifici prontuari
farmaceutici
per ogni specialità e norme per la farmacovigilanza. Cosa puoi
dirci in proposito?
F. Longo: Anche su questo argomento il Testo di Lucchese sembra essere
valido.
Di fatto nella Medicina Tradizionale Cinese frequentemente si fa ricorso
a prodotti propri della farmacopea cinese.
Di questa molte sostanze sono già presenti in Italia, soprattutto
per la medicina dell’uomo, ma manca una farmacopea riconosciuta
a termini di legge.
Anche in Europa i prodotti della farmacopea cinese sono diffusi, ma
ancora non c’è uniformità di vedute, soprattutto
per due motivi:
- le modalità dei
farmaci prodotti in Oriente non sempre soddisfano i requisiti imposti
dalle normative vigenti in Occidente;
- alcuni princìpi presi
in sé sono potenzialmente tossici,
ma in combinazione con gli altri componenti della ricetta classica
cinese essi diventano innocui e di grande efficacia terapeutica.
F. Pancini: Ritieni che in questi ultimi tempi
sia cambiato qualcosa sul piano del reciproco “riconoscimento” tra
le associazioni medicina culturali veterinarie di medicina convenzionale
e non convenzionale?
F. Longo: In linea
di massima c’è una maggiore ‘tolleranza’ da
parte delle Società culturali convenzionali nei confronti delle
MNC.
Sempre più frequenti (e più frequentati) sono gli appuntamenti
relativi alle MNC veterinarie, ed anche le Università si dedicano
alla stesura di tesi sperimentali di laurea in materia.
Un minimo di dialogo viene mantenuto attraverso le mailing list di S.C.I.V.A.C.
ed A.N.M.V.I., ma la necessità di confrontarsi in una tavola rotonda è sempre
più necessario, come già auspicato dalla S.I.A.V. proprio
attraverso le pagine di “Professione Veterinaria” (n. 8 – Agosto
2002).
F. Pancini: La FNOVI cosa può fare in concreto
per concorrere ad istituzionalizzare le MNC in ambito veterinario?
F. Longo:
Sinora la F.N.O.V.I. è stata refrattaria ad ogni sollecitazione
e richiesta di intervento.
Persino nella sua funzione ufficiale di ‘rappresentante’ di
tutti i medici veterinari (convenzionali e non) ha mostrato ritardi e
ritrosie: anche l’Onorevole Lucchese era sconcertato dall’atteggiamento
assenteista della F.N.O.V.I. (ben diverso l’atteggiamento di medici
di umana, farmacisti, biologi)!
In realtà la F.N.O.V.I. dovrebbe limitarsi a compiere un gesto
simile a quello fatto dalla F.N.O.M.Ce.O.: legittimare le discipline
non convenzionali quali atto medico veterinario ed appoggiarsi ad una ‘Commissione
di MNC Veterinarie’ (anch’essa già da molto tempo
auspicata da S.I.A.V.).
In tal modo non si perderebbe l’occasione di promuovere quelle
potenzialità presenti nella nostra categoria che gioverebbero
alla stessa e che una alquanto retriva visione blocca senza alcun valido
motivo.
F. Pancini: In quali settori è maggiormente diffusa l’Agopuntura
Veterinaria e perché?

F. Longo:
L’Agopuntura Veterinaria trova spazio nella medicina
sportiva del cavallo in quanto è in grado di potenziarne le performances
senza essere dannosa per la salute dell’animale e senza creare
quei problemi che sono propri del doping.
L’Agopuntura si è anche molto diffusa nella clinica dei
piccoli animali perchè puó intervenire su diverse patologie
che spesso non trovano risoluzione con la medicina allopatica.
Infine sempre piú essa viene applicata negli animali adibiti ad
allevamento biologico, ad ulteriore garanzia di assenza di residui nei
prodotti alimentari di origine animale.
Di fatto la diversa interpretazione biofisica di questa medicina, ne
permette un largo impiego sia nei programmi terapeutici misti, sia nei
programmi ‘staffetta’, sia come unica forma di diagnosi e
terapia.
(F. Pancini: “MNC ad un punto di svolta?”; Professione Veterinaria
n. 7 – Luglio 2003; www.anmvi.it)
|