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LINEE GUIDA IN AGOPUNTURA VETERINARI

La dichiarazione della F.N.O.M.Ce.O. secondo la quale “l’esercizio delle medicine non convenzionali è da ritenersi a tutti gli effetti un atto medico” impone una seria riflessione anche in campo veterinario.

Ben otto delle discipline riconosciute dalla F.N.O.M.Ce.O. trovano applicazione anche in medicina veterinaria: Agopuntura, Medicina Tradizionale Cinese, Ayurveda, Fitoterapia, Omeopatia, Omotossicologia, Osteopatia, Chiropratica.
Anzi, proprio i brillanti risultati ottenuti da tali terapie applicate agli animali hanno apportato ulteriori conferme alla validità di esse.

Questa ‘memoria’ redatta dalla S.I.A.V., Società Italiana Agopuntura Veterinaria, nasce dalla necessità di fornire un quadro quanto più completo possibile sui diversi aspetti relativi alla cultura ed alla pratica dell’Agopuntura Veterinaria (AV), così da favorire il processo di legittimazione della figura professionale del Medico Veterinario Agopuntore.


VALIDAZIONE SCIENTIFICA: A partire dagli anni Sessanta innumerevoli sono stati i trials realizzati per mostrare il meccanismo d’azione dell’AV.
Oggi siamo in possesso di una vasta bibliografia su tutta la sperimentazione condotta sulle diverse specie animali e sull’entità del ruolo terapeutico dell’AV nelle diverse patologie.

Non solo oggi conosciamo quali siano gli effetti dell’AV, ma abbiamo numerosissime verifiche scientifiche della sua azione terapeutica.
Tra l’altro, proprio le evidenze sperimentali condotte nella medicina dell’uomo hanno indotto la World Health Organization (W.H.O.), nella sua 101ma seduta del gennaio 1998, per tramite dell’Executive Board, ha decretare che l’Agopuntura è un efficace rimedio terapeutico ed una procedura clinica di considerevole valore, specificando, in un elenco, le patologie in cui è sicuramente auspicabile il suo impiego.

A conferma di quanto sopra, nel 2001 la stessa W.H.O. ha redatto un libro dedicato alle linee guida da seguire nella prassi applicativa dell’Agopuntura.
E, sempre rimanendo nel campo della medicina dell’uomo, è da segnalare la Sentenza n.500 della Corte di Cassazione che già nel 1982 dichiarava che l’Agopuntura è ‘atto medico’ e come tale presuppone che chi la eserciti sia in possesso di laurea e di abilitazione professionale.

Infine anche il National Institute of Health e la Food and Drug Administration hanno ribadito l’efficacia dell’Agopuntura.
Nel settore veterinario è da segnalare la Direttiva CEE n.1804 del 1999 che, regolando la normativa sulla zootecnia biologica, prevede l’applicazione preferenziale delle MNC.

Non sono da tacere anche le numerose evidenze cliniche apportate da chi già opera quotidianamente con l’AV.
Spesso il ricorso agli esami diagnostici collaterali è di grande conforto nel mostrare la modifica dei quadri clinici e l’avvenuto ripristino delle condizioni fisiologiche nei nostri animali.

Infine una considerazione è doverosa: uno studio attento del meccanismo d’azione dell’AV può derivare solo da piani di ricerca impostati secondo le nuove teorie biofisiche della medicina, analogamente a quanto si sta verificando per la medicina dell’uomo.

In questo settore, la transizione a nuovi modelli scientifici, ha permesso una valutazione e quantificazione dell’energia propria dell’organismo, attraverso l’impiego di particolari strumentazioni ‘quanto - relativistiche’, quali magnetometri S.Qu.I.D. (Superconducting Quantum Interference Device, che traducono le correnti bioelettriche in immagini, espressione delle funzioni d’organo) ed i rilevatori a raggi gamma (che hanno evidenziato il tragitto dei canali energetici).
Di fatto la presunta mancanza di prove scientifiche o di assenza di scientificità dell’AV è smentita da quanto suesposto.

LE MNC per ANIMALI: Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un notevole aumento delle richieste delle prestazioni delle MNC nel settore veterinario, e già questo dato è da valutare come indice della validità delle stesse.

L’aumentata richiesta di prestazioni agopunturali si spiega con diverse motivazioni:

  1. L’AV trova applicazione negli animali sportivi in quanto ne migliora le prestazioni senza essere dannosa per la salute degli stessi e senza creare problemi di doping.

  2. L’AV trova applicazione nella clinica dei piccoli animali, i cui proprietari spesso sono preoccupati degli effetti indesiderati che potrebbero estrinsecarsi con l’impiego di farmaci allopatici, soprattutto se i loro beniamini sono anziani o portatori di patologie croniche.

  3. L’AV trova la sua collocazione elettiva nella clinica degli animali da reddito adibiti all’allevamento biologico ed è un’ulteriore forma di sicurezza per il consumatore in quanto non genera la formazione di residui nei prodotti alimentari di origine animale.

Di sicuro questa tendenza è anche in linea con quanto avviene nella medicina dell’uomo: quasi dieci milioni di italiani si rivolgono alle cure non convenzionali, e questo, unitamente alle informazioni lanciate dai mass media, ha influenzato anche il settore veterinario.

Attualmente nel campo della medicina dell’uomo si affronta la questione della libertà di scelta terapeutica: ognuno di noi deve essere libero di poter scegliere a chi affidare la salvaguardia della nostra salute.

Ragionando per analogia tutto questo dovrebbe essere applicato anche in Medicina Veterinaria: al proprietario degli animali, che a termini di legge è ‘conduttore’ degli animali, ed in quanto tale ha il dovere di salvaguardare la salute ed il benessere del proprio animale, deve essere riconosciuto il diritto di scegliere la terapia ed il medico a cui affidare il proprio animale.

Quindi non è corretto usurpare questo diritto di libertà di scelta terapeutica, bensì è opportuno offrire garanzie sulla professionalità dei medici veterinari che praticano l’AV.

L’AV ALL’ESTERO: Quanto sta ora avvenendo in Italia nell’ambito veterinario si è già verificato in altri Paesi europei e già da molto tempo.

In Francia il grande interesse per l’AV ha indotto la costituzione della Association Veterinaire d’Acupuncture Française, molto attiva nella clinica dei piccoli animali.

In Austria il “Ludwig Boltzman Akupunktur Institut” di Vienna si è molto impegnato negli studi scientifici sull’AV, molti dei quali coordinati dal Prof. Oswald Kothbauer, docente di AV presso la Facoltà di Medicina Veterinaria (MV) della stessa città; proprio nell’ambito della Facoltà di MV, e durante il regolare corso di laurea in MV, viene inserito l’insegnamento di AV.
Sempre in Austria sono stati redatti alcuni dei testi fondamentali dell’AV (dallo stesso Kothbauer, da Draempaehl e Zohmann), tutti con taglio assolutamente scientifico.

Analogamente si può dire della Germania, del Belgio (Emiel van den Bosch, oltre ad essere autore di due importanti edizioni di mappe topografiche degli agopunti è attualmente il Presidente della I.V.A.S.), della Gran Bretagna (quest’ultima vanta un’attiva società culturale di AV, la British Veterinary Acupuncture Society), della Finlandia (paese che per primo ha istituito un corso di AV in ambito universitario), della Turchia (dalla Facoltà di MV di Ankara provengono studi molto recenti).

L’AV ha avuto notevole espansione anche negli Stati Uniti, sede delle due principali società culturali internazionali: la I.V.A.S. ed il Qi Institut (il cui direttore, Prof. Huisheng Xie, è anche direttore del ‘Dipartimento di Medicina Alternativa’ della Facoltà di MV di Gainesville - Florida).

Qui in Italia dal 1999 è operativa la S.I.A.V., che oltre ad occuparsi dell’aggiornamento professionale (sinora ha organizzato tre congressi internazionali, tre seminari, tre giornate studio, diverse presentazioni di AV, che hanno visto la partecipazione di numerosi relatori dall’estero), ha anche istituito tre cicli di corsi di formazione specialistica in AV triennali.

Non è da tacere l’innovativo Master di II livello universitario organizzato dalla Facoltà di MV di Udine, che ha ottenuto il consenso di numerosi esperti dall’estero come valido modello di percorso formativo post laurea.
Infine in diversi atenei italiani sempre più frequenti sono le tesi di laurea di tipo sperimentale in materia di AV.

CORSI DI AV: In Italia per lungo tempo le Facoltà di MV hanno tralasciato di occuparsi delle MNC, così, per compensare a questo ingiustificato vuoto nella cultura veterinaria italiana, sono state le società culturali a farsi carico dell’insegnamento dell’AV.

Spesso è stato impiegato il termine “corso di formazione specialistica”, e su quest’ultimo termine sono necessarie alcune precisazioni.
Innanzitutto è assodato che ‘specializzazione’ indica un corso che si svolge in ambito universitario al termine del quale viene rilasciato un diploma attestante la qualifica di ‘specialista’, avente anche validità legale.
Nella definizione dei corsi si intende, per formazione specialistica, un percorso formativo di ampio respiro, approfondito, e comunque con caratteri post laurea: non è possibile prescindere dal necessario bagaglio medico allopatico.

Tuttavia l’AV si configura in se stessa come una medicina completa, che prevede nella sua struttura anatomia, fisiologia, patologia, clinica, terapia, farmacologia, chirurgia (in tal senso è più giusto parlare di Medicina Veterinaria Tradizionale Cinese, MVTC).

Quindi essa da sola può essere considerata disciplina medica autonoma, di sicuro non un ramo specialistico della medicina allopatica.

Attualmente in Cina sono presenti, nell’ambito della stessa Facoltà di MV, due corsi di laurea: uno in MVTC, l’altro in medicina allopatica; essi sono due diversi percorsi formativi, paralleli fra loro, ma autonomi l’uno dall’altro, esprimendo ciascuno una diversa interpretazione medica di base: quella bio-fisica e quella bio-chimica.

Pertanto, sulla base di queste osservazioni, appare ovvio che non è corretto intendere l’AV come una specializzazione, bensì come una disciplina medica completa il cui insegnamento viene impartito dopo l’acquisizione della laurea in medicina allopatica a garanzia di una seria applicazione professionale.

In data 10 agosto 1999 la S.I.A.V. ha redatto una Proposta Normativa per l’AV, un documento che fornisce elementi per una giusta collocazione professionale e legislativa dell’AV.
Il documento di base si sviluppa in tre ambiti: professionale, culturale e formativo. Tutto ruota intorno all’assunto che a praticare l’AV siano solo i medici veterinari in possesso di due imprescindibili requisiti: l’iscrizione all’albo provinciale dei medici veterinari e l’attestazione di frequenza di un corso di formazione specialistica in AV.
Quest’ultimo è un caposaldo di tutta la Proposta.

Un adeguato corso di formazione deve soddisfare ad alcuni requisiti:

  • monte ore triennale di almeno 360 ore, suddivise tra lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche;
  • esercitazioni pratiche sulla specie animale di diretto interesse clinico, permettendo una più seria e specificata preparazione;
  • esclusivamente docenti veterinari di comprovata esperienza che possano realmente trasmettere l’essenza della teoria e della pratica clinica nell’Agopuntura per animali;
  • esami di merito, teorici e pratici per ogni anno di corso;
  • presentazione di una tesi di fine corso discussa di fronte ad una Commissione composta dai docenti del corso e da un membro inviato dall’Ordine provinciale di competenza territoriale (che possa convalidare il percorso formativo svolto dai candidati, quasi una formalizzazione dell’atto finale del corso);
  • accurata documentazione del percorso formativo (programma generale del corso, verbali degli esami, votazioni dei singoli esami e votazione finale);
  • istituzione di una Commissione delle scuole di AV che possa stabilire un programma di base unico, commissione che abbia al suo interno un membro inviato dalla F.N.O.V.I. che possa legittimare il programma concordato come valido ai fini della pratica clinica professionale.

Queste norme sembrano essere quelle in grado di assicurare una adeguata formazione di base e vanno ad eliminare il problema creato da corsi di breve durata, o genericamente condotti su qualsiasi specie animale, o organizzati con l’ausilio di medici di umana i quali ignorano quale sia la reale e sostanziale pratica dell’Agopuntura su animali; questi corsi hanno spesso il solo obiettivo di far fare ‘cassa’ a chi li organizza, ma gettano discredito su un’arte medica assolutamente valida e che dovrebbe essere praticata solo da coloro che hanno conseguito idonea preparazione.

PRATICA CLINICA di AV: L’altro requisito imprescindibile perché si possa praticare l’AV è essere medici veterinari regolarmente iscritti presso l’albo provinciale.
Tale requisito presuppone l’acquisita laurea e, soprattutto, l’abilitazione professionale.

In tal modo il medico veterinario che intende operare con l’AV ha già aderito alle norme del codice deontologico e può in tal modo garantire una prestazione professionale attuata in assoluta serietà.

Non solo questo torna a garanzia dei proprietari degli animali, ma anche è forma di integrazione con i colleghi che praticano allopatia.
In tal modo si giunge a realizzare pienamente quell’unica medicina che è la MEDICINA INTEGRATA, in cui ciascuna disciplina si affianca all’altra, apportando benefici risultati.

Di fatto la medicina integrata passa attraverso l’integrazione delle diverse figure professionali: veterinari allopati, agopuntori, omeopati, omotossicologi, fitoterapeuti.
Questa è la vera medicina integrata che determina un imponente POTENZIAMENTO DELL’ATTO MEDICO.

E´importante valutare quello che è il profilo formativo e professionale del medico veterinario agopuntore: l’ottenimento della laurea in Medicina Veterinaria, il superamento dell’esame di Abilitazione professionale sono garanzie della formazione in medicina allopatica; inoltre molti agopuntori praticano attivamente la stessa medicina occidentale in strutture veterinarie, e molti di essi hanno anche acquisito altri titoli culturali quali perfezionamento, specializzazione, dottorato di ricerca, ovviamente in senso occidentale.
Infine hanno anche atteso ad un corso di studi in AV che li rende esperti del settore.

Una tale figura professionale appare essere perfettamente equilibrata, completa nella sua preparazione ed in grado di gestire la clinica in tutta “scienza e coscienza”, discernere quando sia possibile e più vantaggioso intervenire con l’una o l’altra delle medicine.

L’analogia è con la conoscenza delle lingue: alcuni parlano due lingue, altri una sola.
Sosteneva Ludwig Wittgestein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”: eliminare questi limiti o ampliare il proprio mondo è possibile attraverso uno studio specifico, o ricorrendo all’ausilio di un capace `interprete`!

Del resto già ora vengono spesso attuati dei programmi terapeutici misti, soprattutto nelle sindromi più complesse e nelle patologie croniche o di lunga durata: accanto all’allopatia si affianca l’AV; oppure si ricorre a programmi terapeutici staffetta: da un certo periodo ad un altro si interviene con l’allopatia, poi si proseguono i trattamenti con l’AV, e così via.

Solo così si attua una medicina globale che, andando al di là di ingiustificati `integralismi`, può veramente assolvere al più importante fine che è quello di salvaguardare la salute dei pazienti.

È naturale che, fornite le suddette garanzie (iscrizione all’albo, formazione specialistica), si debba istituire una sezione dedicata alle MEDICINE VETERINARIE NON CONVENZIONALI in cui, sotto la semplice dicitura “Agopuntura Veterinaria” (ed ovviamente Omeopatia, Omotossicologia, Fitoterapia Veterinaria), siano elencati i medici veterinari che praticano queste discipline.

Tale sezione dell’albo deve poter essere consultata dai colleghi veterinari che necessitano di un esperto in AV per un consulto, e dai proprietari degli animali che intendono avvalersi dell’opera di un agopuntore.
In questo modo si fornisce una ulteriore informazione sicura su questi medici.

Ne consegue che la stessa dicitura, “Agopuntura Veterinaria”, sia impiegata anche su carta intestata, timbri, targhe, ed in generale nella pubblicità professionale, sempre con la funzione di garantire ai proprietari degli animali che quel medico veterinario o che in quella struttura veterinaria si pratica l’AV con sicura professionalità.

Infine è ugualmente necessario che all’interno delle A.U.S.L. e delle strutture universitarie l’AV sia praticata da medici veterinari che sono in possesso degli stessi requisiti necessari alla pratica dell’AV nel settore libero professionale: abilitazione professionale e formazione specialistica in AV.

AMBITO CULTURALE: Un valido processo di integrazione deve passare attraverso un fattivo scambio di informazioni tra tutti i medici veterinari.

La S.I.A.V. in questi anni ha già organizzato diversi incontri di questo tipo: giornate studio, presentazioni di AV presso facoltà di MV, presso ordini provinciali, presso associazioni coinvolte con il settore animale, proprio per meglio delineare il ruolo dell’AV nella sanità animale, prospettando a medici veterinari e ad allevatori un modello di potenziamento della medicina.

È anche auspicabile l’istituzione di un coordinamento nazionale delle MNC veterinarie che possa essere organo di consulenza nel riordino legislativo e professionale di queste discipline e che sia interlocutore di fronte alle società culturali di medicina veterinaria convenzionale e alla F.N.O.V.I.

Quello che sta avvenendo nella medicina dell’uomo fa prevedere una prossima legittimazione delle MNC, del resto già sono attivi ambulatori di esse nell’ambito dei presidi A.U.S.L., degli ospedali, così come numerosi sono i programmi di ricerca sull’applicazione specifica delle MNC in determinate patologie.
Quindi è solo una questione di tempi tecnici.

Intanto in diverse Regioni (Emilia Romagna, Friuli, Marche, Piemonte, Toscana) sono stati presentati disegni di legge in materia di riordino delle MNC, anzi le iniziative degli enti locali sembrano precedere quelle a livello nazionale.

In quest’ottica appare necessario che anche in Medicina Veterinaria vi sia un analogo processo di legittimazione delle MNC, e che sarebbe atto di lungimiranza arrivare anche nel nostro settore alla collocazione formale e professionale delle MNC: ogni contributo alla discussione in atto ha il merito di apportare un notevole approfondimento per meglio definirne i temi, assegnando ai sistemi medici non convenzionali un ruolo più specifico e di integrazione con la stessa medicina convenzionale.

Per questi motivi, la S.I.A.V. è stata tra i promotori del DOCUMENTO di BOLOGNA, redatto il 28 Settembre 2002 di concerto con F.I.A.M.O. e S.I.M.Ve.N.Co., che tratta diffusamente della regolamentazione delle MNC in Veterinaria.

Concludiamo con le parole di Paul Karl Feyerabend che, proprio parlando della MTC, sosteneva nel suo “Against Method - Outline of an Anarchistic Theory of Knowledge” (1975): “(…) ha condotto tanto in Cina quanto in occidente alle scoperte più interessanti e più sconcertanti e alla presa di coscienza del fatto che ci sono effetti e mezzi di diagnosi inaccessibili alla scienza moderna e per i quali la scienza moderna non ha spiegazioni. Sono venute in luce insufficienze abbastanza gravi della medicina occidentale. Né ci si può attendere che l’approccio scientifico abituale finirà col trovare una risposta. (…) neppure la teoria più avanzata e apparentemente più indiscutibile è sicura, che anch’essa può essere modificata o interamente rovesciata (…). In questo modo il sapere di oggi può diventare la favola di domani e il mito più risibile può finire col rivelarsi l’elemento più solido della scienza. Il pluralismo delle teorie e delle concezioni metafisiche è non solo importante per la metodologia, ma è anche una parte importante di una visione umanitaria”.

Torino, 4 Ottobre 2002

IL CONSIGLIO DIRETTIVO S.I.A.V.

Incontri, seminari e conferenze Clinica pratica