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Storico

PERCHE’ I VETERINARI SCELGONO LE ALTRE CURE

Gli ultimi anni, dal 2003 sino ad oggi, sono stati caratterizzati dal tentativo da parte del legislatore di regolamentare le Medicine Non Convenzionali (MNC), procedere cioè ad un riordino tecnico di discipline mediche che vengono impiegate da oltre dieci milioni di cittadini in Italia e che vengono scelte anche nella Medicina Veterinaria nella cura di migliaia di animali (purtroppo i dati in questo settore non sono mai stati raccolti sistematicamente).

L’ostacolo principale è sempre stato rappresentato dalla presunta mancanza di validazione scientifica delle stesse: mai falso fu più costruito ad arte di questo!

Notevole è la letteratura sull’argomento, ma interessi economici e di potere fanno sì che questi dati restino nascosti e vengano costantemente obliati.
Restano alcuni pronunciamenti della W.H.O. che guarda alle MNC come valide discipline mediche in grado di integrare pienamente l’allopatia nei sistemi sanitari nazionali determinando un potenziamento dell’atto medico ed una riduzione della spesa medica per i diversi stati, siano essi progrediti o in via di sviluppo.

Le MNC oggi hanno raggiunto un livello di notevole diffusione nel settore della Medicina Veterinaria sia in Italia che negli altri Paesi dell’Unione Europea, ed hanno assunto un ruolo rilevante da un punto di vista socio – economico – sanitario.

Queste si articolano prevalentemente nelle seguenti discipline: Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese, Fitoterapia, Omeopatia ed Omotossicologia; ma anche vengono praticate osteopatia, chiropratica e terapie manuali.

Il ricorso alle MNC risulta essere elettivo per gli animali adibiti all’allevamento biologico in quanto i trattamenti con queste discipline permettono di effettuare interventi terapeutici e profilattici senza essere dannosi per gli stessi ed evitano la presenza di residui nei prodotti alimentari di origine animale salvaguardando la salute e le scelte di qualità del consumatore, permettendo anche una notevole riduzione dei costi della spesa sanitaria annua e favorendo una gestione più ecologica nell’impiego dei farmaci.

A tal proposito molto chiare sono le Direttive Comunitarie relative alla zootecnia biologica:
Documento 391R2092, Documento 399R1804, Regolamento CE 2092/91, Regolamento CE 1804/99 (che integra e completa le precedenti direttive).

Inoltre al capitolo 5 dell’Allegato I, Profilassi e Cure Veterinarie, si sottolineano chiaramente i seguenti punti:
- i prodotti fitoterapici, omeopatici, gli oligoelementi sono preferibili agli antibiotici o ai medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica;
- si fa divieto di impiegare medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica o di antibiotici per trattamenti preventivi;
- nel caso in cui gli animali siano sottoposti a più di due o massimo tre cicli di trattamenti con medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica o antibiotici nell’arco di un anno, gli stessi animali o i prodotti da essi derivati non possono essere più commercializzati come conformi all’allevamento biologico.

In notevole aumento anche la richiesta di prestazioni medico – veterinarie non convenzionali per cavalli, cani, gatti, animali esotici, da parte dei proprietari, che a termini di legge sono considerati conduttori degli animali ed ai quali è necessario assicurare quella libertà di scelta terapeutica, sancita dalla Costituzione, per cui essi hanno diritto di scegliere a quale tipo di cure sottoporre i propri animali.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che sulla base dell’autonomia del medico nel ricorso consapevole alle differenti pratiche terapeutiche (sentenza della Corte di Cassazione n.301 – 8/2/’01), si rispetta quel principio di pluralismo scientifico indispensabile in ogni società che si ritiene civile.

Le Società Scientifiche facenti parte della U.M.N.C.V. (Unione Medicina Non Convenzionale Veterinaria – www.umncv.it) hanno elaborato un documento relativo a tali problematiche (“Documento di Bologna” – 28 Settembre 2002) proponendolo come base per una normativa da realizzare all’interno della categoria medico – veterinaria.

La F.N.O.V.I. (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani) ha accolto tale Documento facendolo proprio ed inviandolo alla Commissione Affari Sociali della Camera nel Marzo 2003 (“Linee Guida in Medicina Veterinaria Non Convenzionale” - protocollo N. 909/2003/F/Iaa).

Infine la stessa F.N.O.V.I. ha stabilito nella sua riunione del 24 Settembre scorso che le MNC in Veterinaria vanno considerate a tutti gli effetti ‘atto medico veterinario’ e pertanto di sola pertinenza del medico veterinario.

Il veterinario infatti è l’unica figura sanitaria in grado di individuare soggetti suscettibili di applicazioni corrette di queste medicine, in quanto abilitato alla diagnosi che consente di discriminare fra utilità, vantaggio e corretto rapporto costo – beneficio nel ricorso consapevole alle suddette MNC in patologia animale.

A tale tentativo di giusta regolamentazione manca tuttavia il necessario supporto del Ministero, delle Regioni e del MURST, che permetta l’ulteriore sviluppo e diffusione delle MNC nel settore veterinario.

E’ auspicabile che anche nella prossima campagna elettorale si affronti l’argomento e che negli stessi programmi ci sia un capitolo dedicato a questi temi.

Un tale processo non può non tenere conto e non può non fare ricorso a culture ed esperienze didattiche e di ricerca di Scuole Private e di Società Culturali indipendenti presenti sul territorio nazionale e con provata attività scientifica nel settore delle MNC per Animali, che andrebbero considerate come organi di consulenza e collaborazione anche nelle strutture pubbliche e nelle istituzioni coinvolte nella Sanità Animale.

La realizzazione fattuale di una vera Medicina Veterinaria Integrata non può che favorire l’estrinsecazione di tutte le potenzialità già presenti nella categoria, garantire una prestazione medica di alta qualità, favorire quel profilo di modernità e di livello europeo richiesto a tutti i medici veterinari italiani.

F. Longo: “Perché i veterinari scelgono le altre cure”; La Repubblica Salute n. 466 – 27 Ottobre 2005 (pag. 59) Roma.

 

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