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Storico

UTILIZZO CONSAPEVOLE ANCHE PER I MEDICINALI NON CONVENZIONALI

S. Pizzamiglio: Dr. Longo, la PDL Lucchese dedica ampio spazio alla regolamentazione dei medicinali, dall’autorizzazione all’immissione in commercio fino alla farmaco-vigilanza. Quali obiettivi vuole soddisfare questa regolamentazione?

F. Longo: Nell’ambito di una Legge quadro che ha la presunzione di voler regolamentare tutto il settore delle MNC, non poteva mancare una sezione dedicata ai medicinali non convenzionali.
Del resto sulla regolamentazione dei medicinali non convenzionali si sono già espresse altre istituzioni:

  • La W.H.O. ha avviato un ‘Drug Monitoring Programme’ a cui partecipano 60 paesi, Italia compresa, i cui fini sono quelli di fornire le linee guide per un uso appropriato dei medicinali non convenzionali, di attivare un sistema di sorveglianza per la sicurezza dei prodotti, di introdurre un monitoraggio costante degli stessi.
  • Il Parlamento Europeo ha espresso la necessità di regolamentare anche il settore dei medicinali non convenzionali sulla base della garanzia per la libertà di scelta terapeutica, purché siano prese tutte le precauzioni per assicurare la qualità degli stessi prodotti (Direttiva CEE 92/74).

Pertanto gli Articoli 10, 11, 12, 13 della Legge quadro soddisfano quelle che sono le indicazioni necessarie ad un uso consapevole dei medicinali non convenzionali.

Di fatto dobbiamo considerare che oggi questi farmaci non convenzionali sono sempre più diffusi nella clinica pratica, talvolta sono in grado di intervenire in patologie in cui i farmaci tradizionali non hanno effetto, sono in grado di salvaguardare la salute degli animali, salvaguardare l’ambiente e danno ulteriori garanzie per i prodotti alimentari di origine animale (zootecnia biologica).

Il monitoraggio e le ricerche dovrebbero essere eseguiti secondo i nuovi modelli sperimentali della biofisica che permettono una più idonea interpretazione dell’azione terapeutica dei rimedi propri delle ‘medicine energetiche’!

Certo necessitano di una particolare farmacopea che sia differenziata per indirizzi: fitoterapia ayurvedica, fitoterapia tradizionale cinese, fitoterapia occidentale, omeopatia, omotossicologia.

Tale suddivisione si rende necessaria perché la prescrizione degli stessi avviene non soltanto sull’esame dei sintomi, ma sulle precise indicazioni delle teorie mediche che sono alla base di queste discipline.


S. Pizzamiglio: Nella regolamentazione dei medicinali rientrano anche discipline, come la medicina omeopatica, che non prevedono l’uso di farmaci propriamente detti

F. Longo: Occupandomi di Medicina Tradizionale Cinese, mi limiterò a commentare la situazione attuale della farmacopea cinese.

Sono ormai decenni che i rimedi fitoterapici cinesi vengono impiegati in Europa, e più in generale in Occidente, sotto l’egida della S.A.T.C.M. (State Administration for Traditional Chinese Medicine) cinese e della Pharmaceutical Regulatory Framework and Market Authorizations Unit della U.E.

Differenze di legislazione, soprattutto, hanno determinato spesso un limite per la diffusione della fitoterapia cinese in Europa, ma finalmente si è arrivati alla stesura della Direttiva CEE n. 83/2001 che sulla base di tests di qualità, sicurezza, efficacia, permette a molti rimedi tradizionali cinesi di essere impiegati in Occidente.

Soprattutto si sono stabiliti i requisiti di raccolta e produzione dei fitofarmaci che devono essere testati per impurità, umidità, ceneri, metalli pesanti, residui di pesticidi, microrganismi.

La Cina ha risposto con efficienza alle richieste provenienti dall’Occidente: dal 1985 è iniziata la cosiddetta ‘terza fase’ della Farmacopea Cinese, finalizzata a produrre evidenze sperimentali sull’impiego delle singole erbe, a recepire gli standards di qualità nella produzione delle stesse.

Le istituzioni cinesi coinvolte hanno chiaramente sostenuto che: “la concezione organica unitaria del corpo umano è la base per lo sviluppo dei metodi di controllo per i farmaci tradizionali cinesi”, ed in effetti i sistemi messi in atto sembrano corrispondere alle esigenze di un uso clinico sicuro di questi farmaci.

Tuttavia nel mercato resta ancora aperto qualche ‘canale parallelo’ di importazioni di fitofarmaci cinesi di cui non è possibile stabilire la qualità.

Esistono inoltre diverse aziende europee che importano dalla Cina le erbe tal quali e le assemblano confezionando fitoterapici secondo le prescrizioni classiche, assicurandone efficacia e qualità.

Le legislazioni dei Paesi europei dovrebbero eliminare le anomalie esistenti, e le istituzioni cinesi hanno annunciato per il 2005 una nuova Farmacopea Cinese tutta basata sul ‘chemical fingerprinting’ quale modalità di controllo di qualità.

Infine dobbiamo ricordare che la prescrizione delle erbe secondo la MTC è vincolata ad una diagnosi assolutamente corretta ed è, pertanto, di sola pertinenza del medico veterinario agopuntore, unico soggetto in grado di operare con scienza e coscienza.

E’ sempre più frequente l’impiego di composé che, riportando sulle confezioni indicazioni sintomatologiche specifiche, sono impiegati senza alcuna cautela dai proprietari degli animali o da sedicenti esperti con la falsa credenza che trattandosi di ‘erbe’, quindi di ‘prodotti naturali’, non facciano male!

Non dovremmo mai dimenticare che etimologicamente fa?µa?o? è vox media, che può significare: ‘sostanza terapeutica / veleno’!
Solo una corretta scelta del rimedio ed un suo corretto dosaggio permette un’attività farmacologica efficace e sicura.

S. Pizzamiglio: Scorrendo il testo di legge si ha la sensazione che la medicina non convenzionale somiglierà sempre più a quella tradizionale. Come commenta questa lettura?

F. Longo: Bene! La domanda è molto ‘cinese’!!
Di fatto quello a cui tutti noi medici veterinari non convenzionali tendiamo è la MEDICINA INTEGRATA, che è ben lontana dal modello prospettato dalla Legge quadro.

Quest’ultima, in sostanza, conduce ad una sintesi ‘tecnica’ tra discipline convenzionali e non, una sorta di ampliamento delle possibilità terapeutiche, quasi un assorbimento anonimo delle discipline non convenzionali nell’ambito dell’allopatia.

La Legge quadro ha una sua vocazione molto pratica: riconoscimento delle MNC e loro collocazione nel settore medico.
E su questo si può anche essere d’accordo, purché essa sia interpretata solo come primo passo verso un cambiamento molto più radicale nel concepire la Medicina.

Le MNC non sono mere tecniche terapeutiche, ma ‘arti mediche’ nel pieno senso del termine: la loro filosofia di base, la loro visione olistica del paziente, l’attenzione al micro quanto al macrocosmo ne fanno discipline complete di incomparabile valore nell’interpretare cause, patogenesi e terapia delle malattie; il soggetto colpito è studiato come un sistema energetico complesso in cui i fattori psico – comportamentali e fisici, l’ambiente in cui vive, i sistemi di allenamento ed allevamento a cui è sottoposto, incidono sul suo equilibrio biofisico determinandone la condizione di salute o di malattia.

Tutto ciò attualmente si scontra con la visione meccanicistica ed ultraspecialistica della medicina allopatica.
Ecco perché non è sufficiente assemblare insieme le diverse discipline come se si trattasse di aumentare i ‘ferri del mestiere’.

La vera sfida è far dialogare le due diverse visioni, tentare una più alta sintesi tra i due diversi modelli, realizzare cioè la vera MEDICINA INTEGRATA: “il pluralismo delle teorie e delle concezioni metafisiche è non solo importante per la metodologia, ma è anche una parte importante di una visione umanitaria” (P.K. Feyerabend).

(S. Pizzamiglio: “Utilizzo consapevole anche per i medicinali non convenzionali” ; Professione Veterinaria n. 15 – 26 Aprile – 2 Maggio 2004; www.anmvi.it)

 

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