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Storico

DER STAND DER DINGE

Proprio come nel film di Wenders, ci sono momenti in cui è necessario fermarsi e considerare quanto è avvenuto intorno a noi, impressioni ed espressioni, tempi, tematiche, valutando ‘lo stato delle cose’.

Valutare lo stato delle cose in materia di MNC in Veterinaria.
Il PdL Lucchese, nato come strumento tecnico di riordino di un settore in piena attività ed espansione, ha lasciato tutti insoddisfatti.
Lo hanno criticato gli addetti ai lavori (v. Professione Veterinaria Luglio 2003), la FNOMCeO (soprattutto per l’accorpamento in un unico progetto di legge degli operatori di MNC laureati e non), il CnB (quest’ultimo basando il proprio pronunciamento sulla presunta mancanza di scientificità delle MNC giudicate alla luce di un’epistemologia post positivistica priva di validità).

Sulla stessa vicenda hanno pesato anche l’esclusione delle MNC dal programma ECM (peraltro per una generale disfunzione dello stesso sistema che non per motivazioni reali), fortunatamente ora nuovamente accreditabili; una sorta di sudditanza delle classi mediche dalle industrie farmaceutiche; l’ignavo silenzio delle facoltà universitarie che intanto sondano il terreno; l’ostinato ed ingiustificato rifiuto delle istituzioni scientifiche e culturali nei confronti delle MNC e dei loro operatori.

Tutto il processo di legittimazione ed integrazione delle MNC con la medicina allopatica, principiato con la dichiarazione di Terni della FNOMCeO (Maggio 2002), ha subito un brusco rallentamento.
In Veterinaria solo la costante e tenacia attività delle Società Culturali di MNC, mantenuta anche di fronte al più oltranzista ostracismo della veterinaria ufficiale, ha permesso la sopravvivenza di queste discipline.

Le Società Scientifiche di MNC hanno riempito un ingiustificato vuoto nel panorama culturale e scientifico della veterinaria italiana, hanno svolto attività formativa e di aggiornamento (dandosi programmi didattici e regole), hanno supportato la diffusione e lo sviluppo della zootecnia biologica, hanno risposto efficacemente alla legittima richiesta dei proprietari di cure non convenzionali per i loro animali (il diritto alla libertà di scelta terapeutica – articolo 32 della Costituzione Italiana – si traspone al ‘conduttore’ degli animali), hanno cercato di realizzare l’integrazione di tutte le discipline mediche, convenzionali e non, al solo fine di potenziare l’atto medico, sempre operando con ‘scienza e coscienza’, così da offrire un modello di elevata e qualificata professionalità contro improvvisati, millantatori e venditori di fumo.

Le Società Scientifiche di MNC hanno anche tentato il dialogo ed il coinvolgimento della FNOVI, rimasta però refrattaria e persino inadempiente nel suo ruolo di coordinamento e di rappresentanza della categoria medico veterinaria.

Solo le pressanti sollecitazioni interne ed esterne al settore hanno costretto la FNOVI ad interessarsi della questione.

La FNOVI ha così istituito una Commissione per le MNC il cui ruolo e funzioni si sono dimostrati deboli, insicuri, poco chiari.
Gli eventi contrari ed i tentativi di bloccare le MNC hanno indotto le principali Società e Scuole di MNC ad un costante gioco di squadra per raggiungere lo scopo comune, e questo è esitato nella costituzione della Unione Medicina Non Convenzionale Veterinaria (U.M.N.C.V.), un organismo che si prefigge la legittimazione delle MNC in veterinaria.

Davvero cospicuo il lavoro da essa svolto, entrata anche a far parte del Comitato di Consenso e Coordinamento delle MNC in Italia.
L’Unione, riprendendo le istanze che erano proprie delle singole Società di MNC, le ha potenziate ed integrate, ed ha subito cercato il dialogo e confronto con tutte le istituzioni della veterinaria.

Solo dopo reiterate richieste, l’Unione ha ottenuto un’audizione (29 Aprile 2004) presso la Commissione FNOVI per le MNC (in realtà era stata inoltrata richiesta per una tavola rotonda con un più congruo programma di discussione), ma, delle istanze avanzate, della disponibilità ad una più fattiva collaborazione con la stessa Commissione, dell’attivazione di un vero e proprio programma di integrazione delle discipline in oggetto, non si è avuto più notizia o risposta alcuna.

La FNOVI, però, ha fatto proprio il Documento di Bologna – Linee Guida in MVNC, redatto da F.I.A.M.O., S.I.M.Ve.N.Co. e S.I.A.V. (28 settembre 2002), e lo ha inviato alla XII Commissione Affari Sociali della Camera (Prot. N. 909/2003) ed ha così riconosciuto le MNC quali atto medico veterinario.

Di grande rilievo è stato il Convegno Nazionale sulle MNC organizzato dall’A.N.M.V.I.: per la prima volta si è data l’opportunità ai rappresentanti delle MNC di esporre le proprie istanze, illustrare gli aspetti di un settore veterinario ‘parallelo’ che da tempo lavora per l’integrazione ed il confronto.

Adesso che fare?
Per prima cosa la FNOVI dovrebbe procedere rapidamente ad un pronunciamento ufficiale sulla base del Documento di Bologna, disponendo anche l’effettiva attuazione di quelle linee guida tramite circolare agli ordini provinciali: un atto in linea con quanto stabilito dalla FNOVI stessa, coerente con il lavoro svolto sinora.

Gli ordini provinciali dovrebbero istituire registri per i veterinari non convenzionali (così come hanno fatto molti ordini dei medici di umana in seguito ad un comunicato della FNOMCeO del 1999), con requisiti stabiliti di comune accordo da FNOVI e Società Scientifiche convenzionali e non, così da individuare i parametri di garanzia sull’effettiva competenza professionale e sul tipo di studi fatti.

Le facoltà di MV (così è già per diverse facoltà di medicina e chirurgia in Italia, ma anche per diverse facoltà di MV in Europa), le istituzioni di sanità animale, le Società di MNC dovrebbero organizzare programmi didattici stabilendo le linee più idonee alla formazione che è la base per favorire l’integrazione delle diverse discipline mediche e delle relative figure professionali.

Considerando le principali obiezioni rivolte alle MNC si può capire che in realtà la risoluzione delle stesse è un riordino del settore che parta dall’interno stesso della categoria indipendentemente dal legislatore.

Tale regolamentazione interna può trovare notevole giustificazione nelle direttive CEE sulla zootecnia biologica, sui pronunciamenti della W.H.O., sui principi di libertà di scelta terapeutica, sulla libertà dell’agire del medico veterinario, sul rispetto per la pluralità delle idee scientifiche, così da dare piena dignità ai diversi percorsi medici sempre tesi alla loro reciproca integrazione.

F. Longo: “Der Stand Der Dinge”; Professione Veterinaria n. 1 – Gennaio 2005 (pag. 4) Cremona.

Präzisierung

Nello Huai Nan Tzu (175 a.C. circa) è scritto : “La legge non è dal cielo che cade; non è dalla terra che è generata; essa nasce tra gli uomini”, ovverosia sono gli uomini che possono stabilire norme, regole, e la FNOVI, gli Ordini Provinciali sono… siamo noi!!
Gli Albi Professionali e gli eventuali registri sono solo strumenti che noi possiamo modificare e rendere flessibili alle esigenze contingenti, in quanto “mettere in piedi la Via dell’Uomo si chiama Umanità con Giustizia” (Yi Jing).

 

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