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CONSIDERAZIONI ENERGETICHE SUL SOLSTIZIO D’ESTATE

  • 25 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Dott. Antonino Catania DVM, SIAV


Il 21 di giugno, giorno del solstizio estivo, dal punto di vista astronomico è cominciata l’estate. Grande è la simbologia che accompagna i solstizi in tutte le culture di ogni tempo.

Secondo la Medicina Tradizionale Cinese, da un punto di vista energetico, la stagione estiva è in realtà cominciata ben prima, più o meno intorno al 5 maggio, e il solstizio d’estate ne rappresenta energeticamente il culmine, punto da cui l’energia estiva comincia a scemare, per scivolare pian piano verso la stagione autunnale, che energeticamente arriverà ai primi di agosto. 

L’energia estiva si comporta dunque un po’ come la luce solare, che ha raggiunto il suo apice proprio nel giorno solstiziale, il giorno più lungo dell’anno, per cominciare da qui il lungo cammino di discesa che la condurrà al solstizio d’inverno, giorno più corto dell’anno, suo punto speculare nella ruota del calendario annuale.

Dunque nel solstizio d’estate, apice dello Yang, vi è in qualche modo il principio, il germe, dello Yin che raggiungerà il suo massimo al solstizio d’inverno, il quale a sua volta contiene il germe dello Yang. E questo non è che uno dei molti modi di rappresentare l’omnicomprensivo simbolo del Tai Ji. 


Il legame energetico fra i due solstizi è il Tai Ji è davvero molto interessante. 

Essi sono infatti associati ai Rami Terrestri I (solstizio d’inverno) e VII (solstizio d’estate) che appartengono entrambi all’energia Sahao Yin. E nel Tai Ji il piccolo cerchio all’interno della parte inferiore del ‘pesce’ è il Ramo Terrestre I: il germe dello yang interno al massimo dello yin, che nasce avvolto dal gelo. È la luce nel buio. […] Il Ramo Terrestre VII è il germe dello yin interno al massimo dello yang, rappresentato dal piccolo cerchio nella parte superiore del Tai Ji. Nel mezzo e nel pieno dell’estate il solstizio, recando in sé il germe/Shao del gelo, si manifesta come una luminosità contenuta all’interno, proprio come la parte interna della fiamma, blu e fredda, radica la parte esterna rossa e calda.” (1)

Dunque i due solstizi, massimo dello Yang e dello Yin dell’anno, si legano allo Shao Yin, che nel corpo dell’uomo e dei mammiferi sappiamo essere legati proprio a due Organi espressione massima dello Yang (il Cuore, manifestazione del caldo Fuoco imperiale) e dello Yin (il Rene, manifestazione della fredda Acqua). E mirabile è il fatto che essi contengano l’uno il germe dell’altra e viceversa.

D’altronde ciò è visibile altresì nei trigrammi del Ba Gua che rappresentano il Fuoco e l’Acqua.

Il trigramma del Fuoco è Li:



e come si vede esso è costituito da due linee continue, simbolo dello Yang , al cui interno è però contenuta una linea spezzata, simbolo dello Yin.

Il trigramma dell’Acqua è invece Kan:


che in maniera del tutto simmetrica è costituito da due linee spezzate, simbolo dello Yin , al cui interno è contenuta una linea intera, simbolo dello Yang.

Ancora una volta, la saggezza della filosofia taoista ci ricorda che nel massimo dello Yang è contenuto lo Yin e nel massimo dello Yin è contenuto lo Yang. 

Per concludere queste brevi note, è interessante notare che la combinazione di questi due trigrammi forma gli ultimi due esagrammi dell’ I ching.

Il 63° esagramma, Chi Chi – Dopo il compimento, vede il Fuoco sotto e l’Acqua sopra:


Il 64° esagramma, Wei Chi – Prima del compimento, vede al contrario il Fuoco sopra e l’Acqua sotto:


Di esso è detto: “… il segno ‘Prima del compimento’ raffigura il passaggio dal caos all’ordine. Questo segno sta alla fine del Libro dei Mutamenti. Esso indica che in ogni fine è insito un nuovo principio. Così dona agli uomini la speranza. Il Libro dei Mutamenti è un libro dell’avvenire.” (2)

Ecco, i solstizi sono lì a ricordarci che in ogni fine c’è un principio, speranza somma del divenire della vita.



BIBLIOGRAFIA

  1. Guardini Silvia C., Tronchi Celesti e Rami Terrestri: il cosmo nell’uomo, Phasar Edizioni,

2011.

  1. I Ching – Il Libro dei Mutamenti, a cura di Richard Wilhelm, Adelphi edizioni, 1991.


 
 
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