Il ruolo delle membrane ancestrali nella sindrome da dolore miofasciale del gatto

(Laura Romanò, DVM, SIAV, IVAS)

La sindrome da dolore miofasciale è una problematica comune sia nell’uomo che nell’animale, legata alla presenza di trigger points in concomitanza di alcune condizioni muscolo scheletriche. In campo umano è ormai riconosciuta essere, insieme alla fibromialgia, una condizione che affligge moltissimi pazienti che soffrono di dolore cronico, associato al dolore e alla limitazione di movimento. In campo veterinario, i trigger points miofasciali sono, similmente all’umana, considerati una causa di dolore, ma la letteratura scientifica è ancora povera a riguardo. Alcuni studi condotti sul cavallo e sul cane hanno dimostrato che le caratteristiche cliniche dei trigger points sono le stesse riscontrate nell’uomo. Essi, infatti, si presentano come delle bande tese o noduli nel tessuto muscolare, dolenti alla palpazione e che causano una transitoria fascicolazione dei tessuti superficiali in seguito alla stimolazione meccanica esercitata alla palpazione stessa. In associazione a questo, si osserva una limitazione del movimento e una debolezza della muscolatura coinvolta. Il tessuto fasciale, coinvolto nella formazione di queste aree tensive, è la principale struttura connettiva che mette in comunicazione varie parti del corpo dell’animale, con una biomeccanica ancora non totalmente chiara e intorno alla quale esiste un grande dibattito scientifico. Allo stato attuale non ci sono studi clinici effettuati sul gatto circa l’eziologia dei trigger points e la biomeccanica della fascia, anche se la comunità medica veterinaria sta osservando sempre di più che i gatti che soffrono di dolore cronico, presentano segni clinici quali spasmi muscolari e fascicolazioni che suggeriscono che i trigger points possano essere considerati una causa di dolore anche nei pazienti felini. Il dolore è un’esperienza individuale che presenta sia una componente sensoriale che emozionale e nel gatto, in risposta alla percezione dolorifica, si manifestano stress e alterate funzioni cognitive, paura, ansia e una peggiore qualità di vita. Il dolore nel gatto provoca alterazioni del comportamento come ad esempio minor interesse nella socializzazione, minor gioco e minor movimento. La gestione del dolore rappresenta una componente etica ed economica significativa nella clinica del paziente felino e un approccio multidisciplinare integrato che includa le discipline della MTCV, può impattare positivamente sull’efficacia dei trattamenti convenzionali. L’agopuntura è riconosciuta come un approccio non farmacologico efficace nel trattamento dei trigger points miofasciali sia in campo umano che veterinario.

Dal punto di vista della Medicina Tradizionale Cinese la fascia può essere associata al concetto delle Membrane Ancestrali, che hanno un riscontro terapeutico efficace quando incluse nel trattamento di animali che soffrono di problemi muscolo scheletrici cronici come la displasia dell’anca e l’osteoartrosi.

Nella mia esperienza personale ho avuto la possibilità di trattare soggetti felini con diagnosi di dolore cronico da osteoartosi, riferiti per trattamenti di fisioterapia e agopuntura. La maggior parte di questi pazienti felini vivevano in appartamento senza accesso all’esterno, con ridotti stimoli mentali e fisici, alimentati con diete povere di proteine. I proprietari lamentavano la riluttanza dei gatti a farsi accarezzare sulla schiena o a essere presi in braccio, una ridotta socializzazione con gli altri componenti della famiglia e maggior tempo speso a dormire. Dal punto di vista clinico i segni più ricorrenti osservati nei gatti erano la presenza di spasmi muscolari e fascicolazioni lungo la schiena, mentre dal punto di vista fisioterapico presentavano principalmente ridotta mobilità articolare del tratto lombosacrale e dell’articolazione dell’anca e multipli trigger points localizzati nella fascia glutea e nei muscoli epiassiali nel tratto toraco-lombare. La diagnosi cinese riguardava per la maggior parte sindrome Bi ossea, debolezza della Wei Qi e deficit energetico di Rene e Fegato.

Dato che lo scopo del trattamento multidisciplinare è stato quello di “liberare il movimento” e rilasciare sia le tensioni fisiche che quelle mentali, ho basato i trattamenti di agopuntura sul principio delle Membrane Ancestrali. Le membrane Ancestrali hanno la funzione di mantenere l’integrità anatomica e funzionale delle tra cavità del corpo e giocano un ruolo importante nell’immagazzinare traumi fisici ed emotivi. Inoltre, controllano il movimento, trasportano la Wei Qi e sono influenzate dai meridiani Straordinari.

Ho scelto cinque punti di agopuntura per la necessità di utilizzare pochi ma efficaci punti a causa della bassa tollerabilità al trattamento di molti soggetti felini. Cinque perché cinque sono le Membrane Ancestrali e perché nella numerologia cinese antica questo numero rappresenta il centro da cui tutto emerge per trasformarsi.

I punti scelti sono legati al livello Shao Yang e ai meridiani straordinari. Nel particolare, sono stati scelti due punti sul meridiano di Vescicola Biliare: GB27, punto di apertura delle Membrane Ancestrali e punto di intersezione con il Dai Mai, meridiano straordinario strettamente correlato con Fegato e Vescicola Biliare e depositario delle emozioni che necessitano trasformazione. GB41, come altro punto di apertura delle membrane e punto di apertura del Dai Mai che promuove il libero fluire del Qi di Fegato. Ho scelto un punto sul meridiano di Triplice Riscaldatore, TH5, come punto accoppiato e punto Luo che permette alla Vescicola Biliare di operare al meglio per eliminare le restrizioni fisiche ed emozionali. E due punti sul meridiano straordinario del Du Mai: GV9 come punto che favorisce il movimento in avanti e GV14 che interseca il meridiano di Vescicola Biliare a livello delle spalle, dove il Dai Mai effettua la sua rotazione più craniale.

La valutazione della scala del dolore, attraverso un sistema di questionari e i follow up clinici a tre e sei mesi, hanno permesso di osservare un miglioramento significativo nella maggior parte dei soggetti, suggerendo che le Membrane Ancestrali giocano un ruolo importante nella terapia del dolore cronico nel gatto e che la sindrome da dolore miofasciale sia effettivamente presente anche nel paziente felino.

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